Sam Fender – White Privilege

White Privilege è un pezzo che mi dà letteralmente i brividi.

Sam Fender, classe 1994, è una delle voci più promettenti del rock britannico degli anni recenti. Un talento indubbio, pulito, portato avanti con grande presenza.

Sam debutta tre anni fa (2017) con il singolo “Play God”, inizia a scalare le vette delle classifiche di vendita scozzesi e inglesi, per poi esplodere a livello internazionale con il suo pezzo forse più noto, dell’anno scorso (2019), ossia “Hypersonic Missiles”.

Viene da padre musicista e cantautore, tanto quanto il suo stesso fratello. Con voce solida e suadente, si dimostra fin da subito incline a testi di natura sociale.

OndaRock dice su di lui: “Sarà anche di North Shields (sulle sponde del Tyne), ma la grandeur dello stadium rock di Sam Fender è puntata tutta sulla grande America di Bruce Springsteen, così che le sue arringhe su Brexit, differenze sociali e razzismo non solo siano gridate con voce profonda e sospinte da chitarre tonanti, ma sfocino in maestosi assoli di sassofono (quello dell’overture “Hypersonic missiles” è micidiale).”

Naturalmente, il mio consiglio è di ascoltare ad alto volume “Hypersonic missiles” perché si tratta di un capolavoro, a tutti i livelli. Ne parlerò.

Ma oggi ho scelto invece per voi “White privilege” (“Privilegio bianco”) per la qualità del suo testo (uno dei suoi più impegnati), che tocca il razzismo, il consumismo, la politica, la corruzione, il patriarcato, la superficialità lasciata alle nuove generazioni…

E, alla faccia di tutti quelli che ripetono sempre che i giovani non sono consapevoli e non hanno valori, per lo stupore di fronte alla sottigliezza dei concetti, alla sensibilità politica e sociale e al peso che un giovane di appena poco più di vent’anni sente su di sé e riesce perfettamente ad esprimere in musica, di fronte al mondo:

“Il patriarcato è reale, la prova è qui nella mia canzone,

Siederò e mi occuperò di ogni dettaglio delle cose che fa di sbagliato

perché sono un maschio bianco, pieno di vergogna

La mia stirpe è malvagia e il loro male non se n’è ancora andato.”

Ma ho già detto abbastanza, il testo è arguto e impegnativo, lo condivido qui sotto, augurandovi come sempre un ottimo ascolto e buona visione del video.

(Beware per le più giovani: Sam Fender sta facendo e farà indubbiamente stragi di cuori e non poteva essere altrimenti).

WHITE PRIVILEGE (PRIVILEGIO BIANCO)

Avvio il mio motore, bevo hamburger e Coca-cola
Nutro le mie dipendenze e i miei vizi, oh, come mi attira il mio iPhone.

Le eco dei media, le curiosità triviali rigurgitate.
Accadono alla sinistra e alla destra, servite per i bianchi privilegiati.
Firmo petizioni online, pensando di star facendo la differenza
Non voglio sapere della Brexit, quelle vecchie fiche incasinate hanno rovinato la nostra uscita.

La mia generazione era condannata, la gioventù lasciata fuori dal giro.

Le bugie su entrambi i lati della recinzione mi hanno lasciato completamente in lutto.

La mia biografia dice: “Personaggio pubblico”, leggero e pieno, controlla il mio profilo.
Non so nemmeno perché siano famosi,
ma Dio, sono così divertenti!
Voglio copiare quello che mangi, come appari, chi ti scopi, voglio essere chiunque tranne me.

Voglio essere chiunque tranne me.
Voglio essere chiunque tranne me.
Voglio essere chiunque tranne me.

Sono tutti offesi, lo scherzo che continua a girare,
non sono del tutto sicuro che la pignoleria possa contare come progressione.
Mastico popcorn, seduto in ultima fila a guardare mentre l’intera dannata cosa implode.
Nessuno si parla per paura di opinioni diverse.
Chiamano i bigotti stupidi per aver acquistato la paura dai giornali.
Arroganza liberale compiaciuta, la classe operaia non si immischia,
sono solo munizioni per la stampa di destra.

Il patriarcato è reale, la prova è qui nella mia canzone.
Siederò e mi occuperò di ogni dettaglio delle cose sbagliate che compie,
perché sono un maschio bianco, pieno di vergogna.
La mia stirpe è malvagia e la loro malvagità non se n’è ancora andata.

La loro malvagità non se n’è ancora andata.

La loro malvagità non se n’è ancora andata.

La loro malvagità non se n’è ancora andata.

– Sonia Serravalli – La vostra scrittrice trasformista.

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