MUSE – SOMETHING HUMAN

E niente, vi avevo avvisati già in uno dei miei primi articoli, proprio su di loro: ai Muse non avrei potuto dedicare solo uno scritto.

Si tratta, infatti, della mia band preferita in assoluto già da un paio d’anni. Da quando un amico santo mi ha regalato la loro discografia, non ho smesso di ascoltarla.

Oggi andiamo a vedere uno dei testi secondo me più belli, Something Human, “qualcosa di umano”. Matthew Bellamy l’ha scritta di ritorno da un tour da burn out durato due anni, di quei giri di giostra che ti portano a dormire un paio di notti in ogni città e ad essere sempre on the road per un’eternità, lontano dalla tua privacy, da casa e magari anche dai tuoi affetti.

Al ritorno, è emerso il bisogno di “qualcosa di umano”. Dice il cantante e polistrumentista:

“Il Drones Tour è stato fantastico e siamo molto contenti di come è andata, ma allo stesso tempo è stata piuttosto estenuante. Sei notti a Parigi, cinque notti a Londra, lo stesso spettacolo: è la prima volta che lo facciamo, un lungo tour nell’arena con più notti in più città.

E la natura dell’album e dello spettacolo era piuttosto oscura (“dark”) nei messaggi e nei toni, e penso che vivere in quella dimensione per molto tempo in realtà possa essere piuttosto sfibrante.”

Allo stesso tempo, il testo sembra raccontare il processo attraverso il quale ci causiamo esperienze dolorose e “stranianti” fino al punto in cui riusciamo a “spezzare la mente sottile”, come dicono i grandi Maestri, ad ingannare i nostri schemi mentali e le sovrastrutture psichiche che limitano il nostro modo di vivere le cose, liberandoci nella nostra vera essenza:

“I miei circuiti sono esplosi”, “Qualcosa è cambiato, mi sento così vivo.” Portando pienezza e libertà.

“Qualcosa di umano” in questa lettura diventa dunque ciò che risiede più a fondo, oltre tutte le cicatrici, oltre il rumore, sia esterno che della nostra mente, la quale si attacca a tutto e fa fatica a lasciarsi andare per far emergere alla luce chi siamo veramente. Come vivremmo le cose veramente, se non fossimo pieni di falsi giudizi, di falsi attaccamenti e di condizionamenti.

“Il quadro generale è andato.” “Ora la vita può iniziare”.

Possiamo davvero rinascere?

Nascere umani, dopo che siamo nati bambini?

Oppure, possiamo risorgere?

Lascio a voi la parola… e la musica.

SOMETHING HUMAN – QUALCOSA DI UMANO

I miei circuiti sono esplosi
So che è volontario
E tutto ciò che ho mai condiviso, e tutto ciò che ho amato
È tutto ciò che ho mai avuto

Ma qualcosa è cambiato
Mi sento così vivo
La mia vita è appena stata sconvolta, rinuncerei a tutto
Mi depressurizzerò

Oh, oh, oh, dieci mila miglia di strada rimaste
Oh, oh, oh, cinquecento ore prima che io arrivi a casa

Mi serve qualcosa di umano, umano
Umano, umano

Affrontiamo tutte le nostre paure
Usciamo dall’ombra
Bruciamo tutti i soldi, assolviamo tutte le menzogne
E svegliamoci sani e salvi

Il quadro generale è andato
Rimpiazzato da visioni di te
Ora la vita può iniziare, ho purificato tutti i miei peccati
Sto per fare il salto

Oh, oh, oh, dieci mila miglia di strada rimaste
Oh, oh, oh, cinquecento ore prima che io arrivi a casa

Mi serve qualcosa di umano, umano
Umano, umano

E mi serve il tocco
E qualcosa di umano, umano

Meno di un miglio di strada
Attraverserò strisciando la tua porta
Mi serve qualcosa di umano, umano
Umano, umano

E mi serve il tuo amore
Mi serve qualcosa di umano, umano.

– Sonia Serravalli – La vostra scrittrice trasformista.

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